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URANO |
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prima parte |
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| . seconda parte | ||
| terza parte | ||
Elaborato per il settimo Convegno Astrologico Torinese del 3 e 4 giugno 2007, organizzato da Grazia ed Elisabetta Mirti.
Titolo originale negli atti: "Lo scettro del Comando" (ovvero, la Conoscenza sta all’elsa come il Potere alla lama).
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“Nulla accade a caso. La parola «caso» è la più sciocca e arrogante che gli uomini abbiano inventato, per non ammettere a se stessi che c’è un Ordine Superiore negli eventi, di cui essi non capiscono nulla, per la fretta che hanno di definire-possedere e per la folle presunzione di sentirsi, degli eventi, protagonisti in posizione centralissima.” Mario Zoli |
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Anticamente, nella regione mesopotamica, la conoscenza del sistema solare e dei moti dei suoi corpi celesti, era conservata e tramandata da sacerdoti-astronomi; per una strana «coincidenza», il merito di aver riportato alla luce alcune parti di tale sapere va a tre sacerdoti gesuiti tedeschi: Joseph Apping, Johann Strassman e Franz X. Kugler. Quest’ultimo, in una delle sue più note pubblicazioni1, tradusse e fornì un catalogo di trentatré corpi celesti presenti nei cieli babilonesi del 1800 a.C. che era ordinatamente disposto secondo i raggruppamenti di oggi … |
(1) "Sternkunde und Sterndienst in Babel" |
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Nel 1925 il consesso degli astronomi convenne nel suddividere i cieli, visti da Terra, in tre distinte regioni: quella settentrionale, quella centrale e quella meridionale, e di ordinare le stelle in ottantotto costellazioni. Qualche tempo dopo il mondo accademico constatò che in tale suddivisione non esisteva alcuna aria di novità, in quanto, in una tavoletta d’argilla relativa alla terza dinastia di Ur del III millennio, furono descritti ed elencati una serie di corpi celesti in modo così circostanziato da poter riconoscere, senza alcun dubbio, il contesto di una classificazione delle costellazioni del Cielo: l'Orsa Maggiore, il Drago, la Lira, il Cigno, Cefeo e il Triangolo, erano riferite ai cieli settentrionali; Orione, il Cane Maggiore, l'Idra, il Corvo e il Centauro ai cieli meridionali; mentre le più comunemente note costellazioni zodiacali, ai Cieli della fascia centrale. |
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I caldei risultarono quindi i primi, a quanto mi risulta, ad individuare in Cielo le tre “vie” (la “via” settentrionale, che prendeva il nome da EN-LIL2, quella meridionale, sotto l’egida di EA3 e quella centrale, la Via di ANU4 appartenente al dominio solare) e ad assegnare ad esse le varie costellazioni. L'attuale fascia centrale, quella delle dodici costellazioni dello Zodiaco, corrisponde esattamente alla Via di ANU, o del Sole, che i già Sumeri avevano suddiviso in altrettanti settori5, nei quali erano descritte le stelle appartenenti a ciascuno di essi. La mitologia sumerica dunque, aveva rappresentato, in anticipo di qualche millennio – non solo dal punto di vista astronomico, ma anche da quello più squisitamente simbolico/astrologico – l’Ordine delle Cose nell’ambito del nostro universo (Il sistema solare e la sua allegoria). |
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EN-LIL
= URANO (3) EA = NETTUNO (4) ANU = SOLE |
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(5) Nell'antichità, come oggi, il fenomeno era legato al concetto dello zodiaco. Il grande cerchio della Terra intorno al sole era diviso in dodici parti eguali di trenta gradi ciascuna. Le stelle che si vedono in ognuno di questi segmenti, o «case», vennero raggruppate insieme in una costellazione; e ad ognuna di esse fu poi assegnato un nome a seconda della forma che sembrava disegnata dalle stelle stesse. Dato che le costellazioni e le loro suddivisioni, e persino certe singole stelle appartenenti alle costellazioni stesse, sono arrivate alla civiltà occidentale sotto nomi e descrizioni presi a prestito dalla mitologia greca, il mondo occidentale, per quasi due millenni, ha attribuito ai greci questa realizzazione. Ma oggi appare evidente che, gli antichi astronomi greci si limitarono ad adottare nella loro lingua e nella loro mitologia un'astronomia già esistente, derivante dai Sumeri. Già Ipparco, Eudosso e altri erano in possesso di queste conoscenze. Persino Talete, il primo importante astronomo della Grecia, che predisse l'eclisse totale di Sole del 28 maggio 585 a.C., l'eclisse che arrestò la guerra tra i Lidi e i Medi, ammetteva che le fonti della sua conoscenza erano originarie della Mesopotamia pre-semita ... la Mesopotamia sumerica. (Zecharia Sitchin – “Il XII Pianeta” – Ed. Mediterranee). |
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Secondo tali sacre Scritture è il Sole-ANU ad essere protagonista nella fascia zodiacale dei mesi e delle stagioni; al suo erede EN-LIL-Urano (legittimo ma non primogenito6) è affidata la zona di influenza più alta dei Cieli e per tale funzione gli viene attribuito l’appellativo di “Signore dello spazio aereo”. Ma già nel significato del Nome di EN-LIL, che tradotto foneticamente reca in sé lo Spirito Generatore dell’Uragano, del Ciclone (letteralmente "vento doppio dal soffio mortale") e che diverrà il prototipo e il padre di tutti i successivi Dèi delle Tempeste, si profila il senso degli avvenimenti futuri. Le antiche cronache non supportano a sufficienza né le modalità, né le motivazioni, secondo le quali, improvvisamente, sull’Olimpo sumerico accadono eventi che sovvertono l’ordine precedentemente costituito. È presumibile una sorta di golpe, o colpo di stato, ma è altresì ragionevole pensare ad una effettiva abdicazione di ANU a favore del figlio, che esprime come miglior dote l’attitudine al comando. |
EN-LIL (6) Il figlio primogenito di ANU (Sole) è EN-KI (Plutone) e ad esso assegnato il dominio della Terra. |
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A suffragio della seconda ipotesi sta l’effettiva mancanza di spargimento di sangue, corroborata sostanzialmente da un riscontro: l’Antico Genitore (ANU-SOLE) è sempre presente ai convegni celesti, durante i quali assiste, senza per altro, prender parte alcuna. EN-LIL diviene, a tutti gli effetti, Signore del Cielo e della Terra, spodestando di fatto il fratello EN-KI dal dominio terreno ed esautorando completamente il padre ANU dall’amministrazione del potere in Cielo. I testi infatti narrano che all’Assemblea degli Dei, EN-LIL stava al fianco del padre, ma lui stesso la presiedeva; in una descrizione, che si suppone “fedele” al suo ruolo, il racconto diviene emblematico: “gli Dèi della Terra s'inchinano volentieri dinanzi a lui; gli Dèi Celesti che sono sulla Terra si umiliano dinanzi a lui; obbediscono fedelmente, secondo gli ordini … le sue decisioni sono immutabili, i suoi ordini tassativi, il suo comando giunge lontano ... possiede occhi7 che frugano nel cuore di tutte le terre, decreta i Destini del lontano futuro e la sua parola, in alto fa tremare i Cieli, in basso fa tremare la Terra” . |
![]() (7) L’occhio del ciclone e la tromba d’aria dell’URAgANO. |
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In questo ultimo passo risulta evidente l’appartenenza di fulmine e tuono a EnLil-Urano; i Greci, molto tempo dopo, non vedendo fisicamente il Pianeta, attribuiranno tali “strumenti” a Giove, ritenendo erroneamente quest’Ultimo il Capo degli Dei).
Oltre ad essere il capo degli Dei, EN-LIL era considerato anche il supremo signore di Sumer.
I Sumeri lo veneravano sia per timore che per riconoscenza.
Era lui a fare in modo che l’Assemblea degli Dei approvasse i suoi decreti; era il suo vento che soffiando tempestosamente, cancellava le città colpevoli di aver disobbedito al suo volere.
Quando però era in pace con gli uomini appariva come un Dio benevolo, che accordava favori; secondo un salmo sumerico, gli attrezzi per l’agricoltura, quali l’aratro e il piccone (strumenti della tecnologia) erano stati donati all’Umanità dallo stesso EN-LIL.
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Inoltre EN-LIL sceglieva i re che dovevano governare sugli umani, non come sovrani, bensì come servitori del Dio incaricati di amministrare le divine leggi della sua giustizia8. En-LIL edificò la città di Nippur, come suo centro o “posto di comando”, là dove “il Cielo e la Terra erano uniti” mediante una sorta di “legame” e in questa sede, per le assemblee divine sulla terra, fece erigere un tempio menzionato dai filologi “la casa che è come una montagna”. |
(8) In definitiva EN-LIL è un giustiziere e del suffisso “LIL” (vento dal soffio mortale) esiste ancora oggi traccia nel termine anglosassone “KILLER”. Senza per altro dimenticare la temutissima LIL-IT, la diavolessa accadica delle tempeste, che giustiziava i neonati. |
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In alcuni brani il suo nome viene crittografato con la cifra sessagesimale “50°”: ci si riferisce a lui come “Signore dei cinquanta gradi”, proprio come ai giorni nostri, l’uomo più ricco del mondo potrebbe essere definito “Mister 50 trilioni di dollari”. Ma non è questo il punto. L’ultima serie di informazioni viene a convergere verosimilmente col prototipo zodiacale qui riprodotto, frutto di una ricerca consultabile in questo sito “Zodiaco e D.N.A.: una possibile identità”). Come visibilmente schematizzato, Urano è Signore di tutto il Segno del Capricorno, Governatore dell’ultimo decano del Sagittario e del primo decano dell’Acquario, ponendo la sua influenza su un arco di cinquanta gradi; che si sviluppano in un continuum di tre diversi Segni, e che corrispondono alla parte più elevata dello Zodiaco: la sua zona di influenza, ben rappresenta quindi, quel “legame fra Cielo e Terra” in quella “casa che è come una montagna”. |
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Dalla mitologia “Asatru”, nella cultura nordica è sempre presente un simbolo sacro, quello dell’Irminsul, la sacra quercia9 (e al contempo frassino) posta alla sommità di un monte, a significare il pilastro cosmico, (ancora “il legame fra Cielo e Terra”) le cui radici affondano negli inferi e i cui rami reggono la volta celeste. L’albero sacro è legato indissolubilmente a “Yula”, il solstizio d’inverno, termine che «casualmente», è connesso al concetto di “ruota”; si presta quindi ad indicare simbolicamente il “cardine” della stagione invernale, ovvero il Segno del Capricorno, nella ruota dello Zodiaco. Questi ultimi riferimenti convogliano il pensiero alle immagini della torre o della roccaforte, che molto hanno in comune col Capricorno; non solo dal punto di vista archetipico/simbolico, ma anche da quello –se vogliamo- più specifico, ancorato alla funzione dominante della direzione operativa di una qualsiasi struttura (economica, politica, sociale), che fa capo all’apice della struttura stessa. |
(9) Il Mito narra che Odino vi rimase appeso per 9 giorni e 9 notti, prima di raggiungere la “Conoscenza”.
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