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URANO |
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terza parte |
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| prima parte | seconda parte | |
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Nel Mito dell’Antico Testamento un’altra figura di rilievo, che per tanti versi incrocia i destini di EN-LIL e Seth è Lucifero (da “fero” e “lux”, di fatto fautore di luce); le Scritture ne parlano come “il principe delle potenze dell'aria” e “il dio di questo mondo”, "che sa apparire come angelo di luce per ingannare e raggirare gli uomini affinché assecondino la sua volontà”. Secondo la Bibbia Lucifero era il più glorioso degli Angeli, circondato di beni e di bellezza. Vi si racconta che egli, non ostante avesse il privilegio di “luogotenente” nell’Eden, aspirava a “divenire simile al suo Creatore” e che, a causa della sua smodata ambizione e per “la corruzione del suo cuore”, cadde in “dis-grazia“19 (fuori dalla Grazia di Dio). |
(19) Per la serie “il potere logora … chi non ce l’ha” (Giulio Andreotti Capricorno d.o.c.). |
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Un passo di Ezechiele (28:12-19) così recita, riferendosi alle parole che l’Altissimo rivolge all’Angelo; “ … tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finché non si trovò in te la perversità. Per l'abbondanza del tuo commercio, tutto in te si è riempito di violenza, e tu hai peccato; il tuo cuore si è insuperbito per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saggezza a causa del tuo splendore; io ti getto a terra, ti dò in spettacolo ai re ... Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore20 ... " |
(20) Indubbiamente, in base all’iconografia che identifica i demoni, viene almeno rispettato un canone nella loro rappresentazione: essi vengono raffigurati col corpo di “capro” e con la coda biforcuta. La “coincidenza” con l’immagine simbolica del Capricorno, non fa che confermare il legame identificativo EnLil-Lucifero-Urano quali interpreti del ruolo di chi brama il potere. |
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Indubbiamente le “circo-stanze” e gli attori di questa vicenda ripropongono sostanzialmente una replica del soggetto sumerico, scritto seimila anni prima, dove EN-LIL manifesta la stessa smania di potere, ma con una scena finale completamente “manomessa” e ribaltata (ha “preso piede” la “morale”), a sostegno di un’etica che non concepisce la necessità dell’alternanza21 in senso lato; un’etica quindi che, fedele al tempo di Seth, giudica contro natura la brama di potere eccelso di Lucifero, il quale sarà condannato, pur non spogliato dei suoi poteri, a ricoprire - comunque da protagonista - il ruolo del “malvagio”. Il suo nome antico nei territori di Babilonia è “SA-TH-AN-NA”, che interpretato foneticamente descrive le spire del vortice del “tornado” (letteralmente “serpente d’acqua soffiante che sale e scende”). La “tromba d’aria” e la folgore rappresentano le sue modalità improvvise e determinanti nello scoprire, svelare, “scoperchiare” tutto ciò che è coperto, anche da “omissis”, così come il tetto che ricopre la casa e che ne blinda i segreti (Asse Cancro/Capricorno). Con i fulmini della Tempesta a rischiarare a giorno il luogo delle Tenebre. Tenebre che allegoricamente fungono da involucro che occulta la Conoscenza. L’iconografia futura gli attribuirà le fattezze di un serpente avvolto con le sue spire al tronco dell’albero della “Conoscenza”, una simbologia «casualmente» molto vicina a quella del Dio celtico Odino, appeso ai rami dell’Irminsul, l’albero mediante il quale si giunge – io credo - alla medesima “conoscenza”, quella della volta celeste. Nelle Scritture tale nome (Satana) assume in sé la fenomenologia totalizzante delle “avversità” e non muta molto il significato, rispetto a quanto fu riferito sul conto dei suoi predecessori, dell’epiteto a lui rivolto in chiave apocalittica: “abadon” il distruttore. |
(21) I Miti successivi a quello sumerico dimostrano di non aver compreso le allegorie loro antenate; essi ri-producono modelli che rispecchiano in ogni loro aspetto, l’esigenza di una conformità (tradotta in senso inverso, dal basso all’Alto), tra la Terra e il Cielo, secondo una concezione “politica” (della Polis) e terrena delle cose. Essi finiscono quindi per disattendere (non intendendo) il messaggio primigenio, che fondandosi sull’alternanza degli Elementi celesti e quindi sul loro avvicendamento ciclico, assegna i corrispondenti ritmi stagionali terrestri: il Sole e i Pianeti, nel loro corso zodiacale attraversano i Segni, che succedendosi, scandiscono e fanno valere la loro natura (ora femminile, ora maschile), nonché la loro specifica appartenenza ai quattro elementari Princìpi (Fuoco, Terra, Aria e Acqua).
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I Testi biblici che - come ampiamente riconosciuto (ma non ancora sufficientemente divulgato) da molti studiosi - “si rifanno” ai Miti sumerici della “ENUMA-ELISH” e dell’epica di Gilgamesh, raccontano che alla sovranità dei cieli apparteneva – non una singolarità – ma una pluralità di “Esseri”: gli Elohim appunto, fra i quali è censito il nome di Lucifero in qualità di “reggente”; il Termine Elohim prende forma dalla radice sumerica “EL-U”, la cui espressione fonetica identifica letteralmente uno “Spirito volante lucente”. |
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Le sacre Scritture inoltre rendono conto di una ulteriore tipologia di “Esseri”, quella dei “malak Jahvé”, definiti emissari o messaggeri divini, riconosciuti ai giorni nostri col nome di “Angeli”. Il vocabolo che ha origine greca (ánghelos) e significa annunziatore, portatore di messaggi, messaggero, a sua volta deriva dall’aramaico “malak”, che esprime la funzione di portatore di luce, di messaggero divino. Più in particolare, il verbo arabo che individua la trasmissione di un messaggio, è “alaka”, mentre quello che caratterizza l’azione dell’inviare è “laaka”. Un emblematico passo della Genesi (VI:1-5), riferendosi agli Angeli, racconta quanto segue: “Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero le loro figlie, i malak videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero”. Dall’unione degli Angeli e le figlie degli uomini è scritto che “nacquero i giganti”. Tale episodio verrà poi ripreso nel Libro di Enoch:
“E si unirono con loro ed insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di piante e radici ... E Azazel insegnò agli uomini a far spade, coltelli, scudi, corazze da petto e mostrò loro i metalli e il modo di lavorarli: braccialetti, ornamenti … tingere e abbellire le ciglia; pietre, più di tutte le pietre, le pietre preziose e scelte; tutte le tinture, e mostrò anche il cambiamento del mondo ... Amezarak addestrò tutti gli incantatori ed i tagliatori di radici …”
”… Armaros spiegò la soluzione degli incantesimi. Baraqal istruì gli astrologi. Kobabel rese noti i segni degli astri; Temel insegnò l'astrologia e Asradel mostrò il corso della luna …”
Gli “Angeli” qui nominati verranno poi puniti ed entreranno a far parte della schiera infernale dei “ribelli” luciferini. Una analoga condanna sarà riservata, nel Mito greco, al Titano Prometeo, reo di aver reso noto il Fuoco della Conoscenza all'Umanità.
“… come in Cielo, così in Terra … “
Sintetizzando le caratterialità degli eventi descritti, nei quali ho proposto la mia personale visione in chiave astrologica del temperamento uraniano, mi “corre l’obbligo” intellettuale di evidenziare un aspetto, per molti versi annunciato, ma forse, non sufficientemente enunciato, sulla conformità degli eventi stessi. Interpretandoli infatti con più realistica semplicità, essi rivelano una stretta correlazione ai fenomeni naturali, per ciò che avviene sulla sfera terrena; a quelli cosmici, per quanto si riferisce alla sfera celeste. Con una sorta di concatenazione logica e “magica”, al tempo stesso, fra loro (... come in Alto, così in basso ...). E a quale strumento – se non a quello dell’Astrologia – è affidata la sensibilità di cogliere tali connessioni e tradurle in pratica secondo l’Originale mitico messaggio dei Simboli? È palese la trasfigurazione allegorica dei Pianeti (portatori di luce) in altrettanti Angeli o Dei (messaggeri volanti dall’aspetto luminoso). Non sono forse il Sole e i suoi Figli (i Pianeti), nel loro ciclo zodiacale, ad annunciare il perpetuo rinnovamento dell’empireo? |
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La vicenda di Prometeo, partorita dalla caotica mitologia ellenica, dove il Titano, violando una regola del principio dona il fuoco sacro agli uomini, non è esente da questa trasposizione figurativa. Assimilando Prometeo alla imponente mole del Vulcano dotato di una immane energia, e che ogni notte rende visibile la lava incandescente sul suo fianco, non sarà così peregrina la corrispondenza simbolica del sangue che sgorga dalla ferita infertagli dall’Aquila. |
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Per affinità, dall’effetto prodotto dalla colata lavica di notte e dalla conseguente solidificazione durante il giorno, prende spunto il sibillino motto “solve et coagula”, molto caro agli alchimisti; esso, pur fra le diverse rispettabili interpretazioni annuncia di fatto il processo fondamentale da utilizzare nella forgiatura dei metalli, altro aspetto della conoscenza. |
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Non credo poi così priva di senso logico, l’operazione che consente di “apparigliare” le spire del maligno serpente (Satana) avvolte al tronco dell’albero, che funge da strumento di collegamento fra la Terra e il Cielo, con quelle del turbine che si sviluppa fra gli stessi Elementi, durante la fase devastatrice di un ciclone. |
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Nel concludere questa appassionata argomentazione, la mente torna al Mito più remoto, in cui, al Principio il Sole, figlio dello Spazio galattico, è a sua volta Creatore e Padre di tutti i Pianeti; per poi divenire Unico spettatore (l’Occhio) e dispensare la sua benedizione (luce) sulla Vita dei Figli; i quali, di fatto sono resi liberi di vivere la loro esistenza e di percorrere ognuno la propria strada, con destinazioni l’una diversa dall’altra; per un bizzarro «caso», tutte queste traiettorie, descrivono ciascuna un’orbita … ed essi (i Figli-Pianeti) saranno perennemente posti sotto la sua paterna, immutabile e muta osservazione.
Sembra quasi di assistere ad una delle prime manifestazioni di due antichi “concorrenti"22 : “Libero Arbitrio” e “Destino”, che per effetto di una strana «coincidenza» reiterano per l’ennesima volta, la loro dialettica nel nostro pensiero.
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(22) Che concorrono al medesimo scopo, per cui divengono complementari (si completano l’Un l’Altro). |
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