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Mario Zoli: una piccola parte della sua produzione |
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Mysterium iniquitatis |
| Come lo ricordano ... |
Non si può vivere, se non mangiando. Lapalissiano. Ma non si mangia se non distruggendo animali e piante; a volte – e non di rado, purtroppo – altri esseri umani.
La
storia del nostro pianeta è una storia di guerre e di atrocità continue.
Inutile illudersi. C’è una grossa parte di tenebra e di male
nell’uomo, una parte che resiste tenace a tutti gli appelli
dell’amore. Perché?
Nessuna
spiegazione. Unico tra gli animali, l’uomo prova gioia nel far soffrire
i suoi simili; la storia continua delle guerre continue è anche una
storia ininterrotta di efferate torture. Perché?
Anche
certa ostentazione dell’agio e della ricchezza ha la stessa matrice; più
ancora dell’utilità che se ne trae, attira il sadico piacere di poter
umiliare gli altri, quelli che stanno sotto. Perché? Non c’è risposta. Gli stessi teologi medioevali, teste più fine delle attuali, e quindi anche della mia, sgomenti chinavano il capo mormorando: Mysterium iniquitatis.
Si
vive generando morte; il mangiare stesso è dare la morte
…Impossessarsi, distruggere l’altro, assimilarlo a sé … Rispunta la
mala pianta del potere. E ciò che si è mangiato viene poi espulso. Il
concime genera altre vite e tutto ricomincia ...
...
Il grande appetito, di cibo, di sesso, di azione, è come un grande fuoco
violento; consuma rabbiosamente tutto, anche se stesso; anche la vita. La
quale è conservata invece, dal freddo, dal distacco, dal
non-coinvolgimento. Sembra un paradosso: la vita richiede, per durare, che ci si tenga un po’ a distanza dalla sua corrente vorticosa e possente. |
| Maria Laura Argnani | |
| Renzo Bertaccini | |
| Marco Bondi | |
| Frida Calderoni | |
| Adriana Cavadini | |
| Onofrio Ceroli | |
| Norma Cicognani | |
| Andrea Dolcini | |
| Marcello Donati | |
| Gisa Frandino | |
| Claudia Gallegati | |
| Gabriella Grossi | |
| Rino Maneo | |
| Adriana Savioli Zoli | |
| Alessandro Tosi | |
| Gianluca Zoli |
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Fare economia. Ma è poi importante vivere molto? O non lo è più vivere totalmente la propria vita, quale che essa sia? Tutto ciò è comunque marginale; l’essenza del problema non muta; poco o molto che si consumi, si consuma. E si consuma, con la vita, la morte.
Bisogna
che ci renda familiare questo pensiero. La morte è in noi, come sonno,
come dimenticanza, come distacco dal nostro io di ieri, come separazione
da coloro che ci furono cari. E tutto si consuma e si disperde.
Della
distruzione, implicita nella vita, siamo innocenti e colpevoli.
Ma
nessuno, nessuno davvero può mai dire di avere le mani pulite. Così
abbiamo sempre bisogno di perdono e purificazione. Tutti.
I
selvaggi, dopo la caccia e dopo la guerra espiano il sangue versato,
dell’animale e/o dell’uomo.
Quale
civiltà, questa, che considera sacra la vita e che soffre di doverla
togliere agli altri, per alimentare la sua propria! Noi, civili, abbiamo
soppresso i riti di espiazione e inventato la guerra giusta, la guerra
santa!
Dal
quinto Comandamento, Non ammazzare, chiarissimo e totale, un papa
trasse il perentorio ordine ai Crociati, Uccidete in nome di Dio! Capovolgimento assoluto. Tanto può nell’uomo la furia omicida, che per essa si stravolge (e in faccia al mondo!), la parola di Dio, che si dice di voler servire. |
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