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Mario Zoli: una piccola parte della sua produzione |
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Elisabetta Regina |
| Come lo ricordano ... |
Di tutte le donne che la storia dice grandi, nessuna suscita in me più ammirazione e sgomento di Elisabetta prima d'Inghilterra. Ricevette un regno debole, diviso, povero; lo lasciò forte, unito, ricco, proteso al dominio del mondo, fu fedele a se stessa e ai suoi doveri, senza tradirsi, facendo della sua natura femminile, arma più certa di quelle maschili. Amò Essex, di trent'anni più giovane di lei. Non è possibile dubitare che l'anziana regina l'amasse veramente. Calcolo per lui, vanità, intrigo; passione per lei, piena di solitudine e prigioniera del suo stesso potere. Ma trovandolo traditore, lo condannò a morte. Esempio di fermezza romana. Ho sempre davanti agli occhi l'immagine di quella mano femminile, nervosa e grinzosa, che verga la firma tremando, ma senza esitazione. Anche all'inizio della relazione, Elisabetta dovette prevedere lucidamente come poteva finire. Era troppo intelligente per non capirlo. Troppo esatta con se stessa, per non registrare le tracce devastatrici che il tempo e le cure del potere avevano segnato sulla sua persona; ma era anche troppo donna per non prestare orecchio benevolo alle adulazioni, sollecitarle anzi, e fingere d'averle per vere e spontanee. Così, quando cominciò la storia con Essex, la regina capì la meschinità di lui, ma la solitudine e il desiderio d'amore furono più forti. Amo anzi credere che Elisabetta, accettando questa sfida con la bellezza e il tempo, volesse dimostrare a se stessa, in un'età in cui è più facile cadere, d'essere più forte delle passioni. Non so se fu di esse, sempre più forte. Certo che Essex non lo sopravvalutò mai: il tradimento di lui non era solo contro la regina, ma pure contro la donna, perché del suo amore s'era servito per levarsi contro il regno. |
| Maria Laura Argnani | |
| Renzo Bertaccini | |
| Marco Bondi | |
| Frida Calderoni | |
| Adriana Cavadini | |
| Onofrio Ceroli | |
| Norma Cicognani | |
| Andrea Dolcini | |
| Marcello Donati | |
| Gisa Frandino | |
| Claudia Gallegati | |
| Gabriella Grossi | |
| Rino Maneo | |
| Adriana Savioli Zoli | |
| Alessandro Tosi | |
| Gianluca Zoli |
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Il tradimento dovette abbatterla, ma non coglierla impreparata. Lei ebbe ciò che lui non ebbe mai: preveggenza, pure nella passione. Lo condannò a morte, grande anche nella nuova solitudine. Lui era stato piccolo sempre, anche nel favore e nella fortuna di lei. Povero Essex! Aveva giocato una partita troppo alta per lui e fatto troppo conto sul suo fascino. Né Elisabetta morì dal dolore. Così il giovane scapestrato, nonostante la bellezza e l'amore, non ebbe né fortuna, né gloria, né vita, né fama di martire, né ammirazione dei posteri. Resta anche per noi il piccolo intrigante che fu. Ma lei, donna forte, fu più grande in ogni cosa che fece: non smentì la sua natura regale, pur nella prigionia della Torre, a un passo dalla scure, nel mezzo delle congiure, nelle minacce di Spagna, di Francia e di Roma. Per questo la sua verginità -vera o presunta che sia stata- fu più feconda di figli che qualunque naturale maternità. |
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