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Mario Zoli: una piccola parte della sua produzione |
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| Domicili ed esaltazioni | Lettera a Bia | L'Attore | Troppo tardi | ||
| Mysterium iniquitatis | Madame Gentini e Venere | Elisabetta Regina | Avere ... Essere | Amore è luce | |
| Renzo Bertaccini |
Mario è uscito di scena |
| Come lo ricordano ... |
Mario
Zoli se n'è andato in silenzio, un caro amico ci ha lasciato. Basterebbe
questo per stringerci il cuore, abbassare lo sguardo, e restare muti. Ma
non si può non ricordare quello che Mario è stato per molti di noi, di
generazioni diverse, con passioni diverse, dal teatro all'astrologia,
dalla letteratura alla storia del giornalismo, tanti e tali sono stati i
suoi interessi, quasi a significare che la vita è bella perche è tanta,
e tante sono le esperienze e le opportunità da sfruttare.
Un
maestro, nel vero senso della parola, un motore instancabile, una fonte
inesauribile di risorse, idee critiche e provocazioni, sempre pronto a
farti vedere le cose da un'angolazione diversa, costringendoti dunque a
rivederle e riconsiderarle, aggiungendo sempre qualcosa di più alla tua
vita, alla tua cultura. Quante volte, parlando con lui concludevo con un
"non lo sapevo" o "non ci avevo pensato".
Mario
Zoli ti costringeva a pensare, a prendere parte, lasciava i segni del suo
passaggio, lieve e gentile, ma anche forte e sanguigno. O lo amavi o lo
detestavi, niente mezze misure.
Per
noi, per chi ha fatto questo giornale (e prima ancora anche su "Punto
a capo"), Mario è stato anche un prezioso collaboratore, con i suoi
articoli sul teatro, sulla televisione e i suoi vuoti miti, sulla
"normalità" della vita che ci avvolge in un blob piatto
e melmoso.
Quando uscì il primo numero de "La Città", il 21 novembre 1992, ci mandò l'oroscopo del giornale: La fa da padrone -scriveva - il segno inflessibile dello Scorpione, che promette al massimo della potenza le sue più 'infernali' qualità: intelligenza acuta e maligna, costanza nella lotta, capacità di resistere alle difficoltà, penetrazione lucida, amore della verità specie se sgradevole, spirito acuto e penetrante. Un giornale di battaglia, dunque, e di battaglia dura ... Mettete le mani in pasta e siate appassionatamente parziali. |
| Maria Laura Argnani | |
| . | |
| Marco Bondi | |
| Frida Calderoni | |
| Adriana Cavadini | |
| Onofrio Ceroli | |
| Norma Cicognani | |
| Andrea Dolcini | |
| Marcello Donati | |
| Gisa Frandino | |
| Claudia Gallegati | |
| Gabriella Grossi | |
| Rino Maneo | |
| Adriana Savioli Zoli | |
| Alessandro Tosi | |
| Gianluca Zoli |
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Non
so se ne siamo stati all'altezza, di sicuro ci stiamo provando, in ogni
caso proprio questo è il segno che più amo ricordare di Mario Zoli: il
suo essere appassionato e di parte, un intellettuale mai scontato e
sempre contro corrente, di sovente irato per le spaventose condizioni in
cui giaceva (giace) la cultura faentina, i suoi istituti, la politica;
che detestava i "salotti buoni" e i modi affettati e
cortigiani.
Più che "incompreso" mi sembra che Mario Zoli dalla sua città, quella ufficiale e importante, sia stato "sopportato", tutt'al più tollerato, dimenticato, come quando si cammina eppure non ci si ricorda di avere due piedi e due gambe.
C'è
una frase che mi ronza in testa da quando Mario se n'è andato: Non
lasciatevi ingannare che la vita sia poca cosa, bevetela a rapide
sorsate. Non vi potrà bastare quando dovrete andarvene.
In
questa frase di Bertold Brecht (anche lui uomo di teatro, e forse non è
un caso) sta racchiuso il senso della vita e "l'eredità" che
ci lascia Mario Zoli.
Non lasciamoci ingannare, beviamo la vita. Salute, Mario. |
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