![]() |
Mario Zoli: una piccola parte della sua produzione |
||||
| Domicili ed esaltazioni | Lettera a Bia | L'Attore | Troppo tardi | ||
| Mysterium iniquitatis | Madame Gentini e Venere | Elisabetta Regina | Avere ... Essere | Amore è luce | |
| Gabriella Grossi |
La convivialità del professore |
| Come lo ricordano ... |
Ho
conosciuto il prof. Mario Zoli nell'autunno del '94 a casa di Bia Gatren
ad Ortona, dove lui teneva dei seminari mensili di astrologia ad un
ristretto gruppo di allievi.
Leggevo
spesso i suoi articoli su riviste specializzate, Bia lo conosceva
personalmente da anni e me ne parlava come di un uomo coltissimo ed
eclettico che si era sperimentato con successo in vari campi:
dall'insegnamento, alla stesura di testi scolastici, alla regia teatrale,
all'astrologia.
L 'immagine che me ne ero fatta non corrispondeva esattamente al personaggio che andammo a ricevere alla stazione di Ortona in quella grigia mattina di novembre di due anni fa.
Il
"professore " conservava l'aria disinvolta e giovane di uno
studente pendolare: folta capigliatura, jeans, maglione ed un'enorme borsa
che avevo creduto colma di libri, ma che lui subito confessò di aver
riempito di cibarie cucinate da lui il giorno prima, "per la comunità".
E scoprii così un'altra passione del Professore: la cucina. Amava nutrirci con generosità della sua cultura ed anche più prosaicamente di originali cibi creati da lui: ma mentre si restava affascinati dalla sua eloquenza e dal suo sapere, non sempre il risultato di quegli originali assemblaggi di ingredienti, che erano le sue ricette di cucina, ottenevano lo stesso risultato.
Mi
ero inserita in un gruppo di studio già affiatato da tempo; gli allievi,
eterogenei per età e livello culturale, erano accomunati dalla stessa
passione per l'astrologia; ma le lezioni di Zoli non erano solamente
questo, non era un tecnico, non ci ha mai impegnato in calcoli astrusi,
non enunciava dogmi e regole inderogabili, non drammatizzava l'astrologia.
|
| Maria Laura Argnani | |
| Renzo Bertaccini | |
| Marco Bondi | |
| Frida Calderoni | |
| Adriana Cavadini | |
| Onofrio Ceroli | |
| Norma Cicognani | |
| Andrea Dolcini | |
| Marcello Donati | |
| Gisa Frandino | |
| Claudia Gallegati | |
| . | |
| Rino Maneo | |
| Adriana Savioli Zoli | |
| Alessandro Tosi | |
| Gianluca Zoli |
|
La
sua profonda cultura umanistica gli impediva di ridurre l'insegnamento
astrologico a qualcosa di puramente tecnico, faceva spesso riferimento
ai Miti Classici per spiegare in astratto le caratteristiche dei Segni,
ma anche situazioni o personaggi dell'attualità, perché nulla è
cambiato
dalla
comparsa dell'uomo nella natura dei suoi sentimenti, vizi e virtù.
Ci
spiegava l'astrologia attraverso la Storia, la Letteratura, il Teatro,
la Politica. Spaziava da un argomento all'altro, parlava per ore usando
un linguaggio chiaro ed accessibile a tutti, sapeva mantenere desta l'attenzione
del suo pubblico.
Da
uomo di teatro, sapeva accompagnare il suo racconto con
inflessioni della voce e gestualità da istrione, ma era sempre
pronto al dialogo e lasciava spazio a qualsiasi intervento da parte
nostra.
Alla
fine della lezione, era disponibile a quesiti anche di natura personale,
godeva della fiducia dei suoi allievi e molti ricorrevano a lui per
consigli; poi, quando anche l'ultimo allievo "esterno " se
n'era andato, rimanevamo noi cinque o sei signore ospiti fisse a casa di
Bia e lui, il professore, sedeva, unico uomo, ad una tavola di donne per
nulla imbarazzato dalla disparità numerica.
Con
sensibilità cancerina, la più affine al mondo del femminile, si
integrava nei nostri discorsi, si interessava della nostra vita, era
allegro e conviviale.
L'ho
incontrato per l'ultima volta pochi mesi prima della sua immatura
scomparsa, quando ancora non sapeva di essere minato da un male
incurabile, non credo abbia mai presagito la sua fine imminente:
esistono delle autodifese, delle censure interiori che ci impediscono di
vedere gli eventi tragici che ci riguardano. Così come l'illustre
clinico difficilmente sa formulare una diagnosi precisa sulla propria
malattia, così l'astrologo non vede e non riconosce la propria fine
negli astri.
E poi, non si dice in astrologia che è un anno buono se potenzialmente si può morire solo tre volte? Spero che il professore non abbia mai avuto la consapevolezza della gravità del suo male, perché amava profondamente la vita ed era orgogliosissimo di quello che aveva costruito con passione, del suo lavoro di insegnante, dell'affetto dei suoi allievi, del suo impegno letterario e come regista ma soprattutto era fiero del suo privato, della sua meravigliosa famiglia che portava sempre nel cuore. |
|
|
|