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Mario Zoli: una piccola parte della sua produzione |
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| Domicili ed esaltazioni | Lettera a Bia | L'Attore | Troppo tardi | ||
| Mysterium iniquitatis | Madame Gentini e Venere | Elisabetta Regina | Avere ... Essere | Amore è luce | |
| Alessandro Tosi | "Talìa": anni '60 |
| Come lo ricordano ... |
"Ti ringrazio infinitamente per la prova di amicizia che mi hai dato sabato sera, minuto per minuto, una cosa che rende meno duro per me, questo momento, e che non dimenticherò. A presto. Mario".
Queste
le ultime parole di una lettera che, nel febbraio de1969, mi aveva
spedito da Modigliana. Conclusione amara di una delle tante discussioni
che si accendevano in seno al "Piccolo Teatro Città di Faenza",
al termine delle prove.
Eravamo
andati in scena l'8 febbraio con Romeo e Giannina di J. Anouilh e
dell'avvenimento si era occupata la stampa locale per un successo oltre le
aspettative.
Due
giorni dopo mi era arrivata la sua lettera: in realtà qualcosa da tempo
aveva incrinato il gruppo, lui ne soffriva, e così, al termine della
recita, era scoppiato il caso. Decisi allora di ritornare a Bologna per
gli studi, concludendo la mia parentesi teatrale.
Mario
aveva allora appena trent'anni e la sua fisionomia ed "arte" lo
mostravano inarrivabile a noi che, ormai ex-liceali, lo avevamo conosciuto
intrufolarsi quasi timidamente in una iniziativa nata dalla mente
coraggiosa dell'allora nostra insegnante di lettere Maddalena Melandri.
Da
un'idea originale, il liceo Severi si vedeva infatti dotato di un gruppo
di espressione, il "Talìa", con l'intento specifico
dello studio e la recita di un classico latino.
Nasceva
così, nel 1966, l'Aulularia di Plauto. Tutto rimaneva in casa: il liceo a
un passo, la recita poco lontano, nel Teatro dei frati di San Domenico.
Cosa
aveva visto il Professor Zoli in questo gruppo? Certamente un sogno e se
timidamente ci aveva spiato, vero è che di lì a poco stava per affondare
il suo "magnetismo" in ognuno di noi. Una replica subito a fine
anno, e poi un grande lavoro nel giugno successivo.
Ci
spalancò il cuore, si rese trasparente e suadente ad un tempo, e la sua
casa diventò la casa di tutti noi. In via Castellani nasceva il
laboratorio per i costumi, lo scantinato del liceo diventava sala delle
prove. Il viaggio era iniziato.
I
dattiloscritti che ci inviava, le veline, i copioni diventavano coriandoli
di un frenetico carnevale di idee.
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| Maria Laura Argnani | |
| Renzo Bertaccini | |
| Marco Bondi | |
| Frida Calderoni | |
| Adriana Cavadini | |
| Onofrio Ceroli | |
| Norma Cicognani | |
| Andrea Dolcini | |
| Marcello Donati | |
| Gisa Frandino | |
| Claudia Gallegati | |
| Gabriella Grossi | |
| Rino Maneo | |
| Adriana Savioli Zoli | |
| . | |
| Gianluca Zoli |
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Le
proposte, i suggerimenti, le letture, e le prove estenuanti conducevano
ad una quotidiana fatica benefica ed esaltante. Mario realizzava
senz'altro un sogno, il sogno del vero insegnante di lettere: la scelta
corale dei brani, l'esegesi del testo, il vaglio storico della vicenda,
la drammatizzazione dell'opera e la trasfigurazione della virtualità
della parola all'azione recitata. Una celebrazione arcaica della parola
fatta gesto nel puro stile del teatro greco. E lì il suo essere
insegnante dotto e profondo si consumava nello smisurato amore che aveva
per il teatro.
Era
così pronto lo spettacolo del giugno 1967, alla Chiesa della Commenda:
un recital di testi sacri e profani. Non era più un discorso per i
ragazzi del liceo, bensì per la nostra città.
Mario
voleva i manifesti, le locandine ovunque, il massimo richiamo. Ci aveva
traghettati ad uno ad uno, riponendo in ciascuno di noi un'infinità di
speranze, scoprendoci capaci di forze difficilmente espresse. Fuori da
noi, intanto, si faceva sempre più spazio un nuovo mondo; vivevamo
inconsapevolmente quelli che sarebbero diventati i famosi anni Sessanta
e che, con i primi scricchiolii di fine decennio, avrebbero lentamente
cambiato noi, non credo certo lui.
Un
dolce e rapido sommovimento ci separava, allontanandoci gli uni dagli
altri.
Quella
forte ventata di Mario ci aveva cresciuti, esaltati e per molti di noi
divenne base inesauribile di concreta cultura.
Solo
alcuni di noi lo seguirono in un impegno che egli considerava
totalizzante: altri progetti lo animavano, un Plauto al Masini, ad
esempio. Ci sarebbe stato un altro gruppo cui affiancarci.
Ma questa è un'altra storia. |
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