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"...Le Zodiaque comprenderait – en pertant du solstice d’été - les attributions suivantes: le Cancer, attribuée à la Lune ... le Lion, attribuée au Soleil... puis, dans un ordre rigoreux, en suivant après le Lion, un signe pour chacune des planètes du système solaire dans leur ordre d'éloignement du Soleil. Pourquoi cette logique inplacable (dont nos statistiques vérifient una partie) ne serait-elle pas continuée jusq'au bout? Ne devons-nous pas logiquement et jusqu'au preuve du contraire attribuer le Capricorne à Saturne, le Verseau à Urarus, les Poissons à Neptune et le Belier à Pluton ... en attendant que le cycle se referme par la découverte de DEUX planètes au-delà de Pluton; dont nous ignorerions encore l'existence et qui seraient à attribuer aux signes du Taureau et des Gemeaux".
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Era il 1937. Lasson e Pollet, sulla base della pura logica zodiacale, ponevano l'esistenza (per primi, a quanto ne so) di due pianeti oltre Plutone, la cui scoperta astronomica era allora recente. Non davano ad essi alcun nome, ma li collegavano per domicilio: il primo al Toro; il secondo, il più lontano dal Sole, ai Gemelli. Nel febbraio del 1955 Leon Lasson pubblicava il suo “À la recherche des planètes transplutoniennes" (ed. Claude de Paire, 91, Rue General Douzelet, Nevilly sur Marne) e poneva in appendice le effemeridi (per il periodo 1600-1964) dei due pianeti in questione, ai quali dava ora il nome di X e di Y. Accanto alle effemeridi, i periodi di rivoluzione (325 anni per X e 361 per Y) e i perieli. Tutto ciò veniva ricavato non già da conoscenze astronomiche in materia, inesistenti, ma dalla astrologia applicata alla storia, letta alla luce dei significati simbolici di X e di Y. In altre parole, come in età antichissime, l'astrologia apriva la strada all'astronomia. A Lasson non mancavano dunque, né la fede nella logica, anche matematica dell'astrologia, né il coraggio di tenersi coerente alle premesse fino alle ultime conseguenze, se, come faceva, si spingeva "pericolosamente" su un terreno ancora inesplorato dalla scienza ufficiale, certo che non ne avrebbe ricevuto umilianti smentite ... I meriti del pioniere Lasson sono dunque troppo grandi perché io non debba ora restare molto sorpreso, e amareggiato, notando che il suo nome, a proposito di questi due pianeti, di cui egli per primo fissò l'esistenza, il nome, i domicili-base, le effemeridi, non venga fatto mai. Lasson godette di molto prestigio tra gli astrologi francesi; non passò la vita sulle montagne del Tibet in silenziose meditazioni, ma nella nazione vicina, la cui ampia e varia ricerca astrologica ogni studioso conosce di necessità, essendosi la Francia battuta per la rinascita dell'astrologia, assai meglio e assai prima che l'Italia. Né infine Lasson fa parte di quella "tradizione" arcaica, remota e polverosa, contro la quale alcuni esibiscono ora il patetico vezzo di mostrare sufficienza e di emettere condanne, prima di darsi la briga di conoscerla. Mi chiedo che cosa ci sia di scientifico in questa violenza morale, eretta a metodo di ricerca; e come possano questi signori credere in buona fede che la prima testa pensante comparsa al mondo sia la loro, come se per secoli l'astrologia avesse annaspato nel buio in attesa del loro salvifico "fiat lux!" Quale che sia la ragione del silenzio - davvero stranissimo - su Lasson e sui suoi meriti, mi è parso doveroso dire quello che sapevo, e darne le prove. Credo che l'astrologia non possa avanzare d'un passo verso il futuro se non recupera, conoscendole e riconoscendole, le proprie radici, dalle prossime alle remote alle remotissime; come avviene, del resto, per ogni altra disciplina la cui natura, conquiste e limiti trovano spiegazione solo nella sua storia e non nei deliranti exploits di istrioni vocianti. Se davvero vogliamo fare luce e progredire soprattutto adottare, tanto per cominciare, quell’elementare criterio di giustizia che consiste, come la saggezza d'una Tradizione non demenziale ci insegnò, nel "tribuere unicuique suum". |
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