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NETTUNO |
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seconda parte |
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| prima parte | ||
| terza parte | ||
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Tornando all’Odissea e tenendo conto delle ultime argomentazioni, credo sia giusto convenire che sul palcoscenico del “teatro” omerico non esista solamente Ulisse come unico protagonista; con altrettanta “verve” scenografica Nettuno assume il ruolo del suo antagonista eccellente, ma, come scriveva l’indimenticato Mario Zoli9 , anche quello che configura l’aspetto del suo “alter-ego”. |
(9) “Miti e simboli dello Zodiaco, per coppie opposte e complementari” –(Cap. Pesci-Vergine). |
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In questo ambito convivono sia le immagini eteree e fantasmagoriche della psiche (Circe, i Lotofagi, le sirene, Polifemo, Calipso, Nausicaa, Scilla e Cariddi), sia la curiosità per l’ignoto e la sete di conoscenza, dalle quali prende spunto la volontà di viaggiare10 e superare i limiti del cosiddetto “mondo finito” (conosciuto e certo), “mettendo in gioco” la propria vita e quella dei compagni d’avventura. |
(10) Con tale termine si allude metaforicamente alla condizione di un moto ultraterreno e psichico causato dall’assunzione di sostanze allucinogene e/o stupefacenti. |
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Si affaccia quindi alla ribalta, una delle prime idee di cosmopolitismo11, con l’apertura spaziale, indifferenziata e utopistica, a qualsiasi forma di diversità universale, dove, nella con-fusione di tali forme, un individuo è allo stesso tempo “Uno, nessuno e centomila"12. Il soggetto di questa storia è una persona ordinaria, buon cittadino, bene educato e rispettoso delle regole, che vive il quotidiano in una monotona “routine”; contrassegnato dunque da una caratterialità verginea. |
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(11) Cosmopolita, dal gr. kosmopolítäs, [termine composto da “kósmos” (mondo) e polítäs (cittadino)]. |
| (12) Celebre romanzo di Luigi Pirandello. | ||
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Il suo “status quo vivendi” viene improvvisamente scosso13 e squilibrato, quando la moglie gli riferisce di una sua impercettibile imperfezione fisica, un difetto mai riscontrato prima d’ora, una leggerissima deformazione (Nettuno) del naso. |
(13) Nettuno, lo “scuotitore”, Signore dei terremoti. | |
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Ben presto si rende conto che gli individui che gli stanno intorno, lo vedono sotto forme, del tutto diverse, dall’unica che lui si attribuisce. Per cui, essendo divenuto consapevole di venir percepito da essi in centomila forme differenti, comincia ad alimentare il proposito di far “tabula rasa” di tutte queste figure, a suo pensare, estranee alla propria personalità. Agendo di conseguenza e investendo ogni sua energia in tale progetto, verrà considerato pazzo dalla comunità: un collettivo non incline ad accettare che il mondo sia diverso da come la norma l’abbia sempre definito. |
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Il tema della follia14 non è qui affrontato in modalità negativa; essa viene intesa sotto un aspetto, oserei dire “necessariamente vitale”, in cui, abbandonato ogni schematismo comportamentale, le facoltà percettive possano sempre più spaziare e “vedere il mondo” attraverso una alternativa diversità di aspetti: una forma di liberazione dalla consuetudine delle regole. |
(14) Il progresso effettuato in ogni campo della cultura è via via maturato con la messa in crisi dei precedenti sistemi; se progresso è stato, ciò è dovuto espressamente a “quei pazzi” che sostenevano un'idea alternativa, al loro tempo presuntamente considerata assurda (vedi abate Mendel e Galilei). |
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Pirandello infatti, giudica la follia come il miglior dispositivo per la contestazione delle forme vacue ed insostenibili della vita sociale; una sorta di congegno atto a far esplodere convenzioni e ritualità, in modo tale da renderne palesi l’assurdità e l’inconsistenza. |
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Singolarmente emblematico, nel corso del racconto, diviene il rifiuto o la negazione del nome15, che a detta del protagonista, surroga la realtà e la comprime in forme immutabili, alla stregua di un’epigrafe funeraria. |
(15) Gengé è il nomignolo con cui la moglie lo chiama. |
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In sostanza l’autore intende manifestare un concetto rigenerante della realtà, secondo il quale la realtà stessa, per essere intesa in modo vitale, dovrà per forza di cose, prodursi in perpetua evoluzione, in eterno divenire, in continua trasformazione da uno stato all’altro. Ciò che non scorre in tale fluido, tendendo a forme distinte e singolari, è prossimo a contrarsi, a coagularsi e votato quindi all’esaurimento energetico. Così è per l’Uomo, quando, scindendosi dall’universale, sceglie inconsapevolmente di mostrarsi e assumere una forma esclusiva, indossando una veste con la quale presentarsi (prima che a tutti, a se stesso). Purtroppo, o per fortuna, nell’universo sociale non esiste solo la forma che l’Io ha di se stesso, bensì tutte le infinite ed indefinite forme che ciascun “io” attribuisce a tutti gli altri; in tale proliferazione caleidoscopica l’Io è destinato ad alienarsi l’esclusività e da “uno” trovarsi mutato in “centomila”: di conseguenza scomparire nell’anonimato del “qualsiasi”, ovvero, … “nessuno”. “Nessuno” è anche il nome che Ulisse sceglie appositamente per qualificarsi col ciclope Polifemo; le sottili affinità fonetiche fra “Nettuno” e “nessuno”, fra “nome” e “Nume”, a mio avviso non sono casuali. Al di là della forma equivocale che tende a confondere (Nettuno), esiste una connessione logica (Mercurio) trascendente (di nuovo Nettuno), che assimila l’un l’altro i termini delle due coppie: da un lato il “nome” che certifica una determinata identità, vergineo; dall’altra il “Nume”, immaginario e mistico, pescino. Per contrappasso, il Nettuno-Pesci che la Vergine non è in grado di incasellare in alcun tipo di schema identificativo, diviene “nessuno”. |
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