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L' AMBIGUITA' DEL DOPPIO: Vergine o Bilancia? |
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introduzione |
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| quinta parte | sesta parte | settima parte | |||
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Tutti gli uomini ben
nati, col crescere della cultura, sentono di dover recitare al mondo una
doppia parte, una reale e una ideale, ed in questa sensazione è da
ricercare il fondamento di ogni fatto e sentimento nobile. Quale parte reale ci
venga assegnata, lo impariamo fin troppo chiaramente, quanto alla seconda,
di rado possiamo venirne in chiaro. L’uomo può cercare la sua missione superiore sulla terra o in cielo, nel presente o nel futuro, ma rimane per ciò stesso interiormente esposto ad un eterno ondeggiare, subendo un influsso esterno sempre perturbatore, finché finalmente si decide a dichiarare che
IL GIUSTO È CIÒ CHE GLI È
ADATTO. Johann Wolfgang von Goethe (11° libro dell’autobiografia) |
La motivazione di questo studio nasce dal dubbio, sempre più alimentato nel tempo, che la rappresentazione grafica dei glifi che contraddistinguono nello Zodiaco i Segni della Bilancia e della Vergine, mal si adattino, per le loro accezioni archetipiche, alle rispettive caratterialità fondamentali.
Lo sviluppo di tale elaborazione offre molteplici spunti, secondo i quali poter ipotizzare un possibile scambio dei due “loghi”, avvenuto nella notte dei Tempi, per le ragioni che ancora non riusciamo ad immaginare.
È comunque opportuno precisare che esso prende a sua volta spunto e scaturisce in modo naturale dalle logiche conclusioni di tre suoi predecessori, dei quali illustrerò, per sommi capi, i contenuti essenziali.
![]() La Signoria vige per l’ampiezza totale del Segno; il Governo solo per una determinata porzione di esso. |
La tesi del primo aveva consolidato, mediante un processo matematico, che agisce sulla complementarità numerica attribuita a Segni zodiacali e Pianeti, lo schema zodiacale dei Governatori e dei Signori dei Segni, qui riprodotto, che esprime con obbiettiva puntualità un organigramma perfettamente equilibrato e logico della struttura, dalla quale si deduce una precisa regola armonica: ciascun Pianeta mantiene un rapporto univoco e costante nei confronti del suo contrapposto (complementare) di base. Per quanto verrà esposto in seguito è doveroso riferire che tale elaborazione era stata condotta tenendo conto del Corpo Celeste X (che rappresenterebbe il nostro pianeta, la Terra) e ipotizzando la presenza di Y (Nibiru/Marduk) (il Pianeta più lontano del sistema solare), che i Sumeri indicavano come portatore del Diluvio Universale. Osservando lo schema, noteremo che tale Pianeta incarna la Signoria del sesto Segno. Dalla traduzione fonetica dei suoi due Nomi (NI-BI-RU = “Distruttore dell’Umanità che Vive nell’Ombra Circondato dalle Tenebre” e MA-R-D-UK = “Signore del Tempo Ciclico Legato al Regno delle Tenebre) si evince la sua indubbia predisposizione. |
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Le prerogative del secondo studio prendevano spunto da un giusto interrogativo dell’indimenticato Mario Zoli: |
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… Dodici sono i Segni, ma questa divisione non viene legittimata dalla realtà astronomica, per cui siamo portati a credere che deve essere esistita in Mesopotamia, intorno al III millennio a.C., una civiltà straordinariamente ricca, evoluta e profonda, che ha saputo collegare a questi ammassi stellari delle vicende fantastiche, che noi chiamiamo Miti, per tramandarne la filosofia. Mario Zoli |
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L’opportuna decodifica delle informazioni numeriche relative alla “Lista Reale” sumerica e delle cifre bibliche che accompagnano il Mito di Noè nell’Antico Testamento, avevano condotto a constatare che “quella civiltà straordinariamente ricca, evoluta e profonda” (quella dei Sumeri), possedeva, oltre alla conoscenza dei moti planetari celesti, anche quella, più lontana, ma circostanziata, delle Costellazioni e delle loro ampiezze, secondo quanto riportato nella tabella sottostante. |
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In particolar modo, oltre ad un effettivo riscontro (per una notevole identità di valori) con quanto indicato dalla tradizione indiana (Ayanamsha), diveniva nota l’entità periodica della durata del Diluvio, ricavabile dalla sommatoria dei gradi precessionali relativi all’ampiezza delle Costellazioni del Leone e del Cancro (4.140 anni terrestri). |
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Deduzione che, messa in relazione con le cronache della “ENUMA ELISH” (il racconto mitico sumerico, da cui prendono spunto i capitoli dell’Antico Testamento ebraico), consente di comprendere una possibile motivazione per la quale, nello schema zodiacale rappresentato, siano del tutto assenti le Signorie planetarie dei Segni di Leone e Cancro. |
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Lo sviluppo del terzo, che poneva in relazione simbolica e numerica alcune sibilline frasi dei 22 capitoli dell’Apocalisse di S.Giovanni, con i 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi, aveva condotto ad una conclusione, secondo la quale le 22 “Lame” potevano verosimilmente rappresentare, in coppie, i 12 Segni e le 10 Signorie Zodiacali, come schematizzato nell’immagine riprodotta. |
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Il commento alle due ultime Lame e alla loro collocazione nel sesto Segno, era proposto nei seguenti termini. Così come il Segno dei Pesci conclude il ciclo antiorario dello Zodiaco, il sesto Segno ne completa ora quello orario, con il giusto spirito di accettazione consapevole nei confronti dell’immancabile destino, al quale tutte le creature viventi sono soggette, in virtù di quel prodigioso e precisissimo “timer” cosmico, di cui sono provviste già all’istante della loro nascita. La lama della Giustizia o Bilancia si incarica di presiedere a tale compito, con estrema precisione e con asettica imparzialità; la spada, oltre a difendere tale prerogativa, costituisce lo strumento atto a recidere il filo della Vita. Applicando le stesse considerazioni al presunto avvenimento ciclico del Diluvio, non possiamo fare a meno di coglierne, a livello macrocosmico, le medesime analogie. Il sesto Segno, conscio del suo equilibrato e ingrato ruolo si presta ad obbedire a quanto prestabilito nei cicli delle orbite planetarie: dover accogliere il suo Signore, Nibiru/Marduk (Y – la Morte/la Mietitura): i Sumeri lo nominano “Signore Supremo che raccoglie le acque turbinose” e che con esse necessariamente “purifica i giusti e i malvagi”. La falce della Morte, raffigurata nel tredicesimo Arcano, non fa distinzioni di sorta: ricchi o poveri, nobili o diseredati, buoni o cattivi, la Sorte (che si differenzia da Morte solo per la consonante iniziale), è uguale per tutti. Il testo apocalittico dedicato a questa lama è particolarmente ricco di versi che connotano inequivocabilmente il XII Pianeta, Nibiru: |
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Metti dentro la tua falce e mieti, perché è venuta l’ora di mietere, poiché la messe della terra è matura. Egli è chiamato Fedele e Verace, e giudica e guerreggia con giustizia. Egli ha un nome scritto che nessuno conosce se non lui solo, ed è adorno di un mantello asperso di sangue. E dalla sua bocca esce una lunga spada affilata, affinché colpisca con essa le nazioni ... E sul mantello, e sulla coscia, ha scritto un nome, Re dei re, Signore dei signori. |
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Più avanti nel testo vengono descritti gli effetti, che circostanziano l’evento, con riferimenti molto simili a quelli, con i quali la letteratura sumerica illustra l’inizio del Diluvio: |
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il sole divenne nero come un sacco di crine, e l’intera luna divenne come sangue, e le stelle del cielo caddero sulla terra, come quando un fico scosso da un gran vento getta i suoi fichi immaturi.E il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e ogni monte e ogni isola furono rimossi dai loro luoghi. |
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Ma, oltre a tutto questo, la frase apocalittica “E l’angelo mise la sua falce nella terra e vendemmiò la vite della terra, e la scagliò nel grande strettoio dell’ira di Dio”, ci riporta a quanto scoperto da due illustri studiosi, Giorgio De Santillana ed Hertha von Dechend ed illustrato con dovizia di esaurienti particolari nella loro impareggiabile pubblicazione, “IL MULINO DI AMLETO“. Nel lungo corso del loro studio, ripercorrendo il cammino dei miti di svariate civiltà, si resero conto che, nel complesso delle diverse culture, le simbologie mitologiche risultavano identiche. Come, per altro riscontrato in molteplici immagini iconografiche, nelle quali viene rappresentata la frullatura dell’oceano di latte cosmico nei mulini degli Dei. Tutte le antichissime civiltà infatti, conoscendo il fenomeno della "precessione degli equinozi" lo riferivano come "frullatura dell'oceano di latte cosmico", quando il punto gamma completava un ciclo. Ai giorni nostri questo riferimento viene comunemente rapportato al grado zero di Ariete; molto probabilmente, per la memoria degli antichi, tale coincidenza avveniva al trentesimo grado della Costellazione del Leone (o zero gradi di Vergine). L'avvenimento che, secondo le memorie appartenenti a tutte le culture, risulta essere ciclico ed improrogabile, consente agli autori la seguente deduzione: |
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Agli antichi era tutt’altro che sconosciuta l’idea che i mulini degli Dei macinano lentamente e che il risultato di solito è sofferenza. Giorgio De Santillana ed Hertha von Dechend |
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Fra le diverse allegorie, relative a tale rilevamento, possiamo notare che anche la tradizione egizia, è a conoscenza di questo evento: Horus e Seth stanno frullando una paletta (notare i piatti della Bilancia) in una zangola (vaso di legno). Giunti a questo punto, la signoria di Marduk/Nibiru nel sesto Segno non appare più tanto remota. Aggiungerei solamente un ultima considerazione: l’appellativo di Kronos, Signore del Tempo, molto probabilmente gli appartiene. Una interessantissima notazione di Bouché-Leclerq, (citato da Grazia Mirti nel suo trattato sul Segno del Capricorno), riferisce che “i Greci non fecero che sostituire Cronos a NINIB” ... Sintetizzando quindi il significato delle lame numero 8 e 13 (la Giustizia/la Bilancia e la Morte/la Mietitura), che per i motivi già descritti sono identificate col sesto Segno, possiamo dedurre che esse esprimano il concetto della necessaria fine di un ciclo (così come in un film: “the end”). |
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