La logica zodiacale e il Mito per immagini

quinta parte - le coppie nello Zodiaco

8-Vergine e 13-Y(Nibiru)

1-20 3-18 6-15 2-19 7-14 10-11 prima parte terza parte
9-12 0-21 5-16 4-17 . seconda parte quarta parte
Cliccando sulle lame è possibile visualizzarle nelle pagine in cui sono accompagnate dal testo apocalittico

Così come il Segno dei Pesci conclude il ciclo antiorario dello Zodiaco, il sesto Segno ne completa ora quello orario, con il giusto spirito di accettazione consapevole nei confronti dell’immancabile destino, al quale tutte le creature viventi sono soggette, in virtù di quel prodigioso e precisissimo “timercosmico, di cui sono provviste già all’istante della loro nascita.

La lama della Giustizia o Bilancia si incarica di presiedere a tale compito, con estrema precisione e con asettica imparzialità; la spada, oltre a difendere tale prerogativa, costituisce lo strumento atto a recidere il filo della Vita.

Applicando le stesse considerazioni al presunto avvenimento ciclico, ipotesi di partenza di questo studio, il Diluvio, non possiamo fare a meno di coglierne, a livello macrocosmico, le medesime analogie

Il sesto Segno, conscio del suo equilibrato e ingrato ruolo si presta a mantenere fede a quanto prestabilito nei cicli delle orbite planetarie: dover accogliere il suo Signore,  Nibiru/Marduk (Y – la Morte/la Mietitura), il “Signore Supremo che raccoglie le acque e necessariamente “purifica i giusti e i malvagi.

La falce della Morte, raffigurata nel tredicesimo Arcano, non fa distinzioni di sorta: ricchi o poveri, nobili o diseredati, buoni o cattivi, la Sorte (che si differenzia da Morte solo per la consonante iniziale), è uguale per tutti.

Il testo apocalittico dedicato a questa lama è particolarmente ricco di immagini che connotano inequivocabilmente Nibiru:

 Metti dentro la tua falce e mieti, perché è venuta l’ora di mietere, poiché la messe della terra è matura.

 Egli è chiamato Fedele e Verace, e giudica e guerreggia con giustizia.

 Egli ha un nome scritto che nessuno conosce se non lui solo, ed è adorno di un mantello asperso di sangue. 

E dalla sua bocca esce una lunga spada affilata, affinché colpisca con essa le nazioni ... E sul mantello, e sulla coscia, ha scritto un nome, Re dei re e Signore dei signori.

Più avanti nel testo vengono descritti gli effetti, che circostanziano l’evento, con riferimenti molto simili a quelli, con i quali la letteratura sumerica illustra l’inizio del Diluvio:

il sole divenne nero come un sacco di crine, e l’intera luna divenne come sangue, e le stelle del cielo caddero sulla terra, come quando un fico scosso da un gran vento getta i suoi fichi immaturi. 

E il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e ogni monte e ogni isola furono rimossi dai loro luoghi.

Ma, oltre a tutto questo, la frase “E l’angelo mise la sua falce nella terra e vendemmiò la vite della terra, e la scagliò nel grande strettoio dell’ira di Dio”, ci riporta a quanto scoperto da due illustri studiosi, Giorgio De Santillana ed Hertha von Dechend ed illustrato con dovizia di esaurienti particolari nella loro impareggiabile pubblicazione, IL MULINO DI AMLETO.

Nel lungo corso del loro studio, ripercorrendo il cammino dei miti di svariate civiltà, si resero conto che, nel complesso delle diverse culture, le simbologie mitologiche risultavano identiche

Come, per altro riscontrato in molteplici immagini iconografiche, nelle quali viene rappresentata la frullatura dell’oceano di latte cosmico nei mulini degli Dei.

Tutte le antichissime civiltà infatti, conoscendo il fenomeno della "precessione degli equinozi" lo riferivano come "frullatura dell'oceano di latte cosmico", quando il punto gamma completava un ciclo.

Ai giorni nostri questo riferimento viene comunemente rapportato al grado zero di Ariete; molto probabilmente per la memoria degli antichi tale coincidenza avveniva al trentesimo grado della Costellazione del Leone (o zero gradi di Vergine).

L'avvenimento, che, secondo le memorie appartenenti a tutte le culture, risulta essere ciclico ed improrogabile, consente agli autori la seguente deduzione:

Agli antichi era tutt’altro che sconosciuta l’idea che i mulini degli Dei macinano lentamente e che il risultato di solito è sofferenza.

Fra le diverse allegorie, relative a tale rilevamento, possiamo notare che anche la tradizione egizia, è a conoscenza di questo evento: Horus e Seth stanno frullando una paletta (notare i piatti della Bilancia) in una zangola (vaso di legno).

Giunti a questo punto, la signoria di Marduk/Nibiru nel sesto Segno non appare più tanto remota. Aggiungerei solamente un ultima considerazione: l’appellativo di Kronos, Signore del Tempo, molto probabilmente gli appartiene. Grazia Mirti, nella sua opera dedicata al Segno del Capricorno, riferisce di una interessantissima osservazione di Bouché-Leclerq, secondo il quale “i Greci non fecero che sostituire Cronos a NINIB ...

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