La prerogativa femminile di Saturno

Terza parte (di Rino Maneo)

prima parte

seconda parte

 

quarta parte

quinta parte

sesta parte

settima parte.

Indice di Sezione

Già lo scorso anno, nella relazione su Giove anticipammo la nostra convinzione sulla natura femminile di Saturno, a cui la civiltà sumerica (molto più antica di quella ellenica) attribuisce il ruolo di Matrice.

Angolo ripiegato: 4
Il suo Nome, intimamente legato al ruolo, è NIN-HUR-SH-AG, che tradotto foneticamente indicherebbe la “Matrice silenziosa, circondata di luce, del sospiro e del pianto.

E' Madre della Luna (NIN-IGI-KU): i testi antichi narrano che le fu assegnata la Terra di D-IL-M-UN, un luogo luminoso e puro, in cui “diede alla Luce” una femmina sulla riva delle acque.

Proseguendo nella loro lettura essi riferiscono che NIN-HUR-SH-AG era una donna sola, (forse una vedova) e sebbene in tempi più tardi venisse raffigurata come una vecchia matrona, da giovane doveva essere stata molto attraente; che dirigeva il settore medico ed in questa veste le era attribuito l’appellativo di NIN-TI; che il suo strumento era il “tagliatore” (la forma del Nodo Lunare), un arnese usato nell’antichità dalle levatrici per tagliare il cordone ombelicale dopo la nascita.

L’arco delle sue competenze iniziava con la delicata fase di "composizione dell’amalgama vitale", che consisteva, come recitano le scritture, nel “legare col Miscuglio, lo Stampo degli Dei”. Proseguiva con la messa a dimora di 14 parti uguali dell’intero composto, dopodiché la Dea formalizzava il Periodo di Attesa (dieci lune), scaduto il quale doveva recidere col “tagliatore” il vincolo delle neonate creature (sette femmine e sette maschi), dalle rispettive dimore.

A quel Tempo tale attività fu considerata sacra per eccellenza, quel “sacro fare” che in periodi meno remoti diverrà “sacrum facere”, da cui la trasposizione in un termine socialmente più alienante: il sacrificio.

Più tardi i Babilonesi la definiranno “levatrice degli Dei” e la invocheranno con queste parole: “… oh Sapiente Mami, tu che sei il grembo materno, quello che può creare l’Umanità …

È interessante notare che secondo la letteratura del tempo, ogni Divinità possedeva diversi luoghi di residenza, in ciascuno dei quali assumeva un Nome confacente al ruolo da interpretare in quel determinato territorio.

Quando infatti NIN-HUR-SH-AG soggiornerà nel Mondo Inferiore (AB-ZU), a E-RESH, i Testi la citeranno col Nome di E-RESH-KI-GAL.

AB-ZU: Fondamenta di ZU (il Segno della Vergine, dove ZU, il prototipo di Hermes/Mercurio, è Signore).

E-RESH-KI-GAL: Entità dell’Ordine (che) Governa le creature (ed è) Arbitro del Diritto.

In questo frangente le antiche cronache recano un aneddoto in cui, per la prima volta si registra il sovvertimento dell’ordine costituito del Luogo, ad opera di EN-LIL, il Signore dei Destini, il quale, in viaggio nel Mondo Inferiore, si rende artefice del primo stupro.

EN-LIL: Spirito Generatore (del) Ciclone / URAgANO (URANO)

Sulla riva di un fiume E-RESH-KI-GAL (Saturno) sorveglia la figlia, ancora illibata (Luna), che nuota nuda nell’acqua limpida, quando all’improvviso, dall’altra sponda del fiume, una barca con a bordo EN-LIL, si avvicina alla fanciulla; egli le manifesta il suo desiderio di possederla, ma riscontrata la sua indisponibilità, l’afferra, la trascina a bordo e la violenta, sotto lo sguardo impotente e attonito della madre.

Successivamente il sovrano, per spirito di convenienza nei confronti degli altri Dei adirati, la libererà dal controllo materno sposandola e la renderà Signora del Cielo.

La premessa mitologica, oltre a contribuire ad una più netta definizione dei Simboli, mediante la comprensione del ruolo dei personaggi-Dei, offre alcuni spunti direttamente riconducibili allo spirito intrinseco e alle valenze, da essi mutuate nel palinsesto astrologico.

Se pensiamo, ad esempio, al rapporto Saturno/Luna, che il Mito sumerico assimila al legame fra Madre e Figlia, corre l’obbligo intellettuale di interrogarsi sulle cause che hanno condotto i cosiddetti padri dell’Astrologia Classica, a ritenere che la relazione fra i due Pianeti costituisse una iattura.

Occorre chiarire innanzitutto che le autorità politico-religiose delle antichissime civiltà mediorientali dichiarano, mediante le allegorie presenti nei poemi epici (ritrovate negli scritti cuneiformi), la loro profonda conoscenza dei ritmi cosmici e dei Pianeti del sistema solare (trans-saturniani compresi); e che, con l’andar del Tempo, come racconta Mario Zoli,

“… questa grande civiltà mediterranea … è stata spazzata via da popoli venuti da altre regioni … (che) hanno vinto con la forza, si sono fusi alle popolazioni autoctone e la religione ha conosciuto il fenomeno del sincretismo, della fusione … la nuova religione ha dominato sull’antica …”

Angolo ripiegato: 3

Nel corso dei millenni prima di Cristo infatti, nella regione mediorientale si succedettero innumerevoli dominazioni: ad ogni nuova investitura alcune divinità dei perdenti vennero abolite e cancellate, per porre alla ribalta quelle dei vincenti; allora, quale e quanto affidamento attribuire alle susseguenti registrazioni degli scribi, la cui opera molto spesso doveva uniformarsi al concetto politico-religioso del nuovo sovrano?

I Greci compresero che nella scrittura del loro Mito avrebbero dovuto far interagire l’allegoria con la cosmologia e la cosmografia, ma, pur con l’ausilio minimale di qualche superstite caldeo, furono vincolati a servirsi di informazioni corrotte; per quelle mancanti dovettero affidarsi al sentimento.

Nacque così il nuovo Mito, più congeniale alla loro filosofia, ma per molti aspetti avulso dall’Originale.

Per fare un esempio, uno dei molti effetti derivanti da questa manipolazione è fondato sulla base di un evidente fraintendimento: per i sumeri era scontato il fatto che la sede del “Mondo Inferiore” corrispondesse al Segno della Vergine e la linea di demarcazione che lo separava dal Segno superiore (la Bilancia), ne costituisse l’ingresso. Molto più tardi il Mondo Inferiore divenne tout-court il “Mondo degli Inferi”, e ad esso imposto il dominio di Ade. Per cui, nell’attuale mondo Astrologico, in modo particolare per quella parte che ricava il simbolismo dal mito greco, l’insostenibile Mondo degli Inferi, immaginifico luogo a cui una fertile e fantasiosa filosofia affida l’irrisolvibile problema della collocazione delle anime dei defunti, viene di conseguenza attribuito al Segno dello Scorpione.

Solo in futuro, mediante il metodo empirico si risalirà “casualmente” alla giusta classificazione, che tuttora instaura la relazione fra il Segno della Vergine e il mondo degli inferiori.

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