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La prerogativa femminile di Saturno |
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Quinta parte (di Rino Maneo) |
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| quarta parte | ||||||
Per ribadire ulteriormente tale ruolo nelle facoltà di Saturno, allacciandoci all’aggettivo “gravoso”, con cui poc’anzi definimmo una tipica situazione, vorremmo chiamare all’appello molti dei suoi sinonimi,
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(pesante, faticoso, stancante, scomodo, malagevole, oneroso) |
affinché il valore del loro insieme ci consenta una riscontro intellettualmente onesto di alcune caratteristiche che Saturno si porta appresso.
Ebbene, dato che nel linguaggio spesso i vocaboli, i sostantivati e gli aggettivi si relazionano, dal punto di vista del significato ad una comune radice, ci preme far notare la stessa nei termini “gravoso” e “gravido”, per giungere con logica deduzione a descrivere le condizioni oggettive di una gravidanza, sia a livello fisiologico che psicologico.
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Ma prima ancora inviteremmo ad osservare la forma del glifo di Saturno in modo più disincantato e scevro dai retaggi simbolici delle filosofie “New Age”, per constatarne in modo semplice e naturale nella figura, il profilo di una donna incinta. Volendo poi chiamare in causa l’immagine della vecchia NIN-HUR-SH-AG con le sue dieci lune di attesa, diviene logico assimilarla ad un preciso e determinato concetto di Tempo: non quello del Kronos greco che esprimeva lo scandire del Tempo in senso assoluto e cosmico, ma quello di un tempo limite esatto entro il quale completare l’Opera, non oltre. |
Riprendendo il filo logico sugli effetti di una gravidanza, crediamo non esistano dubbi sul fatto che, per una donna, lo stato di attesa di un figlio, al di là delle idilliache fasi iniziali, rappresenti un momento di presa di coscienza: ella è meno libera in senso lato di quanto lo fosse prima, diviene più responsabile e riflessiva in virtù del nuovo ruolo che le è stato affidato; sa che qualsiasi evento diretto alla sua persona potrebbe nuocere allo sviluppo della sua creatura; ha il dovere di proteggerla con tutta se stessa, evitando il più possibile situazioni che potrebbero causarle un danno.
Più passa il tempo e più si appesantisce (forza di gravità); i movimenti le diventano sempre più difficoltosi e disagevoli; tutte le attività le risultano più faticose, ma deve assoggettarsi alle nuove regole e ai nuovi limiti che lo stato fisico e il ruolo le impongono.
La paura di perdere il figlio prematuramente si fa intimamente sempre più viva, e il timore di un eventuale suo “fallimento” nel portare al giusto termine la gravidanza, la rende più facile preda dell’ansia.
Ma ecco che a tempo debito le contrazioni pre-parto divengono sempre più frequenti e dolorose: siamo nella difficile fase del travaglio. Anche in questo frangente i sinonimi che accompagnano il vocabolo nella sua completezza di significato, non lasciano dubbi sulla loro caratterizzazione saturniana:
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fatica, lavoro, dolore, sofferenza, pena, patimento, angoscia. |
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Il parto viene vissuto come esito liberatorio da un gravoso onere; il necessario taglio del cordone ombelicale decreta il termine fisiologico di una sorta di prigionia comune a madre e figlio: la catena, il vincolo che legava una creatura all’altra è spezzata. |
Non di rado poi, nel periodo successivo al parto si assiste ad uno stato depressivo della madre, che in alcuni casi dà luogo a vere e proprie tragedie. Insomma, dare alla luce un figlio comporta un vero e proprio sacrificio da parte della madre!