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Le chiavi interpretative | |||||
| del linguaggio arcaico di Sumer | ||||||
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Attribuire
il nome significa chiamare all’esistenza e conoscere. La tradizione
faraonica sembra affermare che le prime parole della madre al
momento
della nascita del figlio, indichino il nome che va dato a questo essere
incarnato.
Per
il Re, dobbiamo certamente interpretarlo come il fatto che la madre è
il Cielo, vale a dire, la congiuntura del cielo stellato; ciò che ai
giorni nostri verrebbe chiamato il carattere sintetico del
tema
astrologico del bambino che nasce. R.A. Schwaller de Lubicz
Ren
è il termine
egizio che indica
il
nome. È il Verbo, l’espressione dell’energia
specifica di un essere. Pronunciare un nome significa
liberare l’energia contenuta in esso, invocare le forze che lo
governano
Il
sovrano d’Egitto adotta un titolo che raggruppa cinque nomi diversi. René Lachaud |
Nel NOME proprio, il proprio Destinoil Ruolo specifico nella Vita la particolare e personale "destinazione d'uso"
Tutte
le cose conosciute hanno un nome. È il sesto Segno che lo
attribuisce,
non solo per poter distinguere un oggetto da un altro, ma anche per una
classificazione, per ottenere dal nome delle cose, un ordine specifico. Così come avviene per la Zoologia e la Botanica, ad esempio, una sedia fa parte di un insieme denominato “Mobilia”, il quale a sua volta appartiene al campo dell’Arredamento.
I
nomi quindi
servono
(servizio-Casa-sesta), oltre a
contestualizzare un determinato
ambito, ad individuare in modo preciso “proprio quella cosa”;
implicitamente poi, al nome comune viene associata la sua
destinazione
d’uso
pratica. Tale esercizio, nelle antichissime civiltà, veniva praticato in modo esplicito nell’attribuzione dei nomi propri (come ne testimonia la quasi estinta popolazione pellerossa americana): una creatura neonata prendeva il nome del momento topico in cui era venuta alla luce. Successivamente, superata l’infanzia, dopo anni di osservazione da parte dei saggi della comunità, un altro nome si sostituiva (o si aggiungeva), a quello natale, in virtù delle qualità (ma anche dei difetti evidenti) che l’adolescente aveva manifestato. Ad esempio: (Colei)-che-canta-con-la-voce-dell’usignolo, oppure (Colui)-che-parla-troppo-in-fretta. |
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A
volte, quando le doti (fisiche e/o intellettive) del fanciullo,
risultavano particolarmente brillanti ed allo stesso tempo, confacenti
alla tradizione, gli si assegnava un nome in funzione dei traguardi che
avrebbe dovuto raggiungere nel futuro, legandolo così al suo
ruolo
nella vita e allo
scopo
della sua
esistenza.
Questo
modo di intendere e pronunciare (evocare) un
nome proprio è
fondamentale per comprendere ed assimilare i
ruoli,
e le
funzioni
specifiche di ciascuna singola divinità dell’età Sumerica,
nella quale appaiono le primissime impronte del Mito. Mito che la civiltà ellenica, dalla quale vengono tratte ai giorni nostri, allegorie e corrispondenze astrologiche, ha deliberatamente riformulato a proprio uso e consumo, non comprendendo il suo universale e originale principio. |
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(I Nomi degli Dei) |