Le chiavi interpretative 
del linguaggio arcaico di Sumer
Terza parte

Prima Parte

Seconda Parte I Nomi degli Dei Conclusioni Appendici

Attribuire il nome significa chiamare all’esistenza e conoscere. La tradizione faraonica sembra affermare che le prime parole della madre al momento della nascita del figlio, indichino il nome che va dato a questo essere incarnato.  

Per il Re, dobbiamo certamente interpretarlo come il fatto che la madre è il Cielo, vale a dire, la congiuntura del cielo stellato; ciò che ai giorni nostri verrebbe chiamato il carattere sintetico del tema astrologico del bambino che nasce.  

 R.A. Schwaller de Lubicz

 

 

Ren è il termine egizio che indica il nome. È il Verbo, l’espressione dell’energia specifica di un essere. Pronunciare un nome significa liberare l’energia contenuta in esso, invocare le forze che lo governano.

Il sovrano d’Egitto adotta un titolo che raggruppa cinque nomi diversi.  

 René Lachaud

Nel  NOME  proprio,  il  proprio  Destino

il Ruolo specifico nella Vita 

la particolare e personale "destinazione d'uso"

Tutte le cose conosciute hanno un nome. È il sesto Segno che lo attribuisce, non solo per poter distinguere un oggetto da un altro, ma anche per una classificazione, per ottenere dal nome delle cose, un ordine specifico.

Così come avviene per la Zoologia e la Botanica, ad esempio, una sedia fa parte di un insieme denominato “Mobilia”, il quale a sua volta appartiene al campo dell’Arredamento.

I nomi quindi servono (servizio-Casa-sesta), oltre a contestualizzare un determinato ambito, ad individuare in modo preciso “proprio quella cosa”; implicitamente poi, al nome comune viene associata la sua destinazione d’uso pratica.

Tale esercizio, nelle antichissime civiltà, veniva praticato in modo esplicito nell’attribuzione dei nomi propri (come ne testimonia la quasi estinta popolazione pellerossa americana): una creatura neonata prendeva il nome del momento topico in cui era venuta alla luce. Successivamente, superata l’infanzia, dopo anni di osservazione da parte dei saggi della comunità, un altro nome si sostituiva (o si aggiungeva), a quello natale, in virtù delle qualità (ma anche dei difetti evidenti) che l’adolescente aveva manifestato.

Ad esempio: (Colei)-che-canta-con-la-voce-dell’usignolo, oppure (Colui)-che-parla-troppo-in-fretta.

A volte, quando le doti (fisiche e/o intellettive) del fanciullo, risultavano particolarmente brillanti ed allo stesso tempo, confacenti alla tradizione, gli si assegnava un nome in funzione dei traguardi che avrebbe dovuto raggiungere nel futuro, legandolo così al suo ruolo nella vita e allo scopo della sua esistenza

Questo modo di intendere e pronunciare (evocare) un nome proprio è fondamentale per comprendere ed assimilare i ruoli, e le funzioni specifiche di ciascuna singola divinità dell’età Sumerica, nella quale appaiono le primissime impronte del Mito.

Mito che la civiltà ellenica, dalla quale vengono tratte ai giorni nostri, allegorie e corrispondenze astrologiche, ha deliberatamente riformulato a proprio uso e consumo, non comprendendo il suo universale e originale principio.

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(I Nomi degli Dei)